Medico-Paziente

Narcisismo e anti-narcisismo

18 Marzo 2025

Massimo Lanzaro
Psichiatra, Psicoterapeuta

Nel 2024 parlare di narcisismo non è facile, chè da più parti si è detto già di tutto e a volte il suo contrario. Nel linguaggio comune siamo abituati ad associare al termine narcisismo vanità, esibizione, megalomania. Siamo fuori strada: il narcisismo è una dimensione fondamentale e normale dell’attività psichica, che riguarda tutti in ogni fase della vita e va distinto dal disturbo di personalità conclamato: il narcisismo si colloca su un continuum con tratti e sintomi di intensità variabile, da quello sano, passando per quello patologico fino ad arrivare a quello “maligno”, di cui parleremo.

Narcisismo fisiologico e patologico

Non bisogna confondere col patologico il sano amor proprio, la capacità di riconoscere il proprio valore, di prendersi cura di sé e di difendere i propri bisogni, principi e obiettivi e magari quelli di chi si ama. Esso implica una visione realistica e positiva di sé unita alla capacità di riconoscere i propri successi e il desiderio di migliorarsi, senza però perdere di vista la realtà e l’empatia verso gli altri, per dirla alla Kohut (pioniere in questa ricerca). La letteratura scientifica recente concorda: il narcisismo sano (o secondario) è associato a una maggiore resilienza e a un miglior adattamento psicologico; le persone con tratti narcisistici tendono a mantenere un equilibrio tra autostima e relazioni interpersonali positive (Jauk e Kaufman, 2020). Questo comporta meccanismi di autoriparazione interni positivi e un’aspirazione a raggiungere alti standard personali, senza necessariamente danneggiare gli altri (Zeigler-Hill & Vonk, 2023).

Un uomo con un grave disturbo di personalità narcisistica può invece spesso creare dinamiche disfunzionali nelle relazioni con gli altri. Ecco alcune caratteristiche comuni:

  1. Egoismo e centratura su di sé: Gli uomini narcisisti tendono a mettere i propri bisogni e desideri al di sopra di quelli del partner. Potrebbero ignorare le esigenze emozionali dell’altra persona, facendo sentire quest’ultima trascurata.
  2. Manipolazione: Possono utilizzare tecniche manipolative, come il gaslighting, dove fanno dubitare il partner della propria percezione della realtà. Questo può portare a una diminuzione dell’autostima della persona coinvolta.
  3. Idealizzazione e svalutazione: All’inizio della relazione, un narcisista può idealizzare il partner, facendolo sentire speciale. Tuttavia, una volta che la relazione prosegue, il narcisista può iniziare a svalutare il partner, criticandolo o ignorandolo.
  4. Ricerca di attenzione e ammirazione: Questi individui spesso cercano incessantemente l’approvazione e l’ammirazione. Potrebbero utilizzare il partner come un mezzo per rafforzare la propria autostima, richiedendo continuamente complimenti e riconoscimenti.
  5. Difficoltà a esprimere empatia: Gli uomini narcisisti possono avere una scarsa capacità di comprendere e condividere i sentimenti del partner. Questo può portare a incomprensioni e conflitti, poiché non riescono a riconoscere o validare le emozioni altrui.
  6. Relazioni superficiali: Spesso questi individui mantengono relazioni superficiali e potrebbero avere difficoltà a creare un legame emotivo profondo e autentico. Potrebbero anche non essere in grado di gestire le vulnerabilità all’interno di una relazione.
  7. Rifiuto delle critiche: Un narcisista può reagire in modo aggressivo o difensivo alle critiche, rifiutando di prendere responsabilità per i propri comportamenti e attribuendo la colpa al partner.
  8. Ciclo di allontanamento e avvicinamento: Queste persone possono alternare momenti di intensa intimità con fasi di distacco emotivo, creando confusione e incertezza nel partner.

In generale le relazioni con persone narcisistiche possono essere molto dannose, poiché spesso si basano su una dinamica squilibrata e tossica. È importante che chi vive una tale relazione riconosca i segnali e prenda in considerazione il supporto da parte di amici, familiari o professionisti.

In una società̀ dove, come avrebbe detto Fromm, apparire è più importante che essere (concetto ribadito di recente nelle sue diverse sfaccettature da molti autori, da Bauman a Vittorino Andreoli nel suo “Uomo di superfice”), si può intuitivamente pensare che i tratti narcisistici siano generalmente aumentati: quando una persona è occupata 18 ore al giorno in riunioni, attività promozionali, esposizioni al pubblico, elaborazione di ulteriori di strategie per avere maggior successo, le restanti 6 ore, impiegate prevalentemente nel sonno e nell’alimentazione, non sono più sufficienti ad avere una vera e propria vita privata, fatta di relazioni affettive ed autentiche. La ricerca (frenetica) non è mai del tutto soddisfacente perché continuamente testimone dell’assenza dell’altro. È interessante come recenti studi abbiano evidenziato che il narcisismo patologico sia spesso guidato da un profondo senso d’insicurezza e vulnerabilità̀ (ovvero di debolezza: come scrive Semi il narcisismo è infelice), piuttosto che da una genuina autostima o senso di felicità.

Bisogna dunque distinguere tra successo sociale e realizzazione personale e non è affatto detto che il primo garantisca la seconda. Anzi, spesso proprio il fatto che la seconda non avvenga (se usiamo la storia scritta da Ovidio: il fatto che Narciso non riesca ad abbracciare quel “sé stesso”) induce un fenomeno di ripetizione ad oltranza, una insaziabilità di successo che, alla fine, rende assai povera la vita privata – sarei tentato di dire con Semi: la vera vita – di queste persone.

Il narcisismo maligno

Il narcisismo maligno è riconosciuto in ambito psicologico come un disturbo grave che può avere effetti devastanti non solo sulla persona con questi tratti, ma anche sulle persone a loro vicine. La diagnosi non è affatto facile, può essere confuso con un episodio di depressione, o con altri disturbi di personalità, che possono presentare sovrapposizioni nei sintomi e nei comportamenti. È un disturbo raro e a conferma di questo nella mia esperienza mi è capitato di imbattermi in un solo caso di narcisismo maligno: quando lavoravo in Ospedale a Londra un giorno fu ricoverato nel mio reparto una persona anziana (invero il termine politically correct è senior citizen), con diagnosi di ingresso appunto di sindrome depressiva. Il signor C, lo chiameremo così, era ridotto piuttosto maluccio: la sua casa era stata trovata in condizioni pietose dai servizi sociali (disordine, confusione, oggetti sparsi ovunque, molta, molta sporcizia, insomma qualsiasi indice di estrema trascuratezza era soddisfatto); ci raccontò di “essere solo da molto tempo”, non aveva denaro, si alimentava poco e male, se e quando poteva. La diagnosi di sindrome depressiva o bipolare non mi convinse fin dall’inizio, ma dato che tutto il team supportava questa ipotesi (o working diagnosis), gli prescrissi un antidepressivo, quasi ex adiuvantibus – pensai. Nonostante le sue circostanze di vita divenute indigenti il signor C lentamente coninciò a “svelarsi”: mostrava una presunzione di superiorità, un atteggiamento di grandiosità intollerante e di ostilità (cosa aggravata dall’essere stato ricoverato contro la sua volontà). Mentre mostrava questa forte intolleranza per chi non condivideva il suo punto di vista o non si conformasse ai suoi desideri, a me riservava un trattamento compiacente, diverso: una volta saputo che ero il primario, tra le altre cose m’invitò a cena (sic). Era lecito chiedersi chi avesse invitato: una persona che non conosceva affatto o quello che ai suoi occhi appariva il “medico più importante” in quel contesto.

In effetti, la risposta era tra le righe: “non contemplo neppure la possibilità che tu sia una persona, né ho, di conseguenza, alcuna curiosità di sapere chi sei. Sei e resterai una specie di oggetto che mi serve per certi miei scopi e pensieri, non un individuo con una sua storia e un suo divenire”.

Dopo un po’ mandò una lettera d’invito a cena anche al Direttore Sanitario, che aveva per caso incontrato in passato (anche se non ricordo le specifiche circostanze), che naturalmente con diplomazia replicò e declinò. Ecco un aspetto abbastanza tipico del narcisismo nella vita di relazione quotidiana: l’altro, qualunque altro, non esiste in sé stesso ma solo come specchio (vedi Ovidio) di una propria attività psichica. In termini psicoanalitici potremmo dire che in queste situazioni la percezione dell’oggetto serve solo a evocare quelle rappresentazioni interiori (grandiose) dell’oggetto, che sono funzionali all’ego (o al sé). E, subito dopo aver funzionato come miccia, la percezione è gettata via, rimossa o scissa dal campo della coscienza, mentre viene agito un dialogo interiore tra sé e sé. Questo discorso ci tornerà nuovamente utile tra breve.

Questo caso estremo fa ben comprende le conseguenze “maligne” del narcisismo, incluso il totale isolamento sociale e l’indigenza con tutte le ripercussioni del caso, anche sulla salute fisica. Mister C. praticamente da un po’ di tempo non si curava più di sé, cosa che a lungo andare avrebbe messo la sua vita in pericolo (anche di infezioni date le pessime condizioni di igiene, da cui la necessità addirittura di ricoverarlo contro la sua volontà ma nel suo esclusivo interesse). Col passar del tempo e il protrarsi del ricovero accantonai la diagnosi di depressione (pur riconoscendo che c’era stato a un certo punto un calo reattivo del tono dell’umore: tutti i narcisisti si demoralizzano quando la loro grandiosità viene a lungo frustrata) e perciò non sospesi quel genere di farmaci, che comunque non stavano funzionando appieno. Cambiai lentamente approccio, “sfruttando” una dinamica paradossale: a differenza del depresso, il narcisista si avvicina e si apre a te quando tu paventi seriamente l’intenzione di “abbandonarlo” (nel caso specifico, di dimetterlo, dato che tra l’altro non avendo insight sosteneva di “non avere nessun problema”). Tuttavia per una persona che riteneva che il suo ricovero fosse in qualche modo ingiustificato, la sua reazione al mio distacco fu come previsto una brusca retromarcia. Maturò l’idea di “venirmi incontro”, chiedendo di “non essere abbandonato” anche se sempre in maniera indiretta. Questo spiraglio consentì un po’ alla volta all’equipe di aiutarlo adeguatamente.

Anti-narcisismo: l’ipotesi di un nuovo costrutto

Col termine anti-narcisismo ci si riferisce spesso a un atteggiamento o a un movimento culturale e sociale che si oppone all’autoindulgenza, all’egocentrismo e alla ricerca costante di attenzione e riconoscimento personale, spesso associati a comportamenti narcisistici. Può includere la promozione di valori come l’umiltà, l’empatia, la condivisione e l’ascolto degli altri. In un contesto più ampio, l’anti-narcisismo può anche manifestarsi attraverso critiche alle pratiche sociali e culturali che incoraggiano il narcisismo, come il culto dell’immagine sui social media o una cultura che premia eccessivamente il successo individuale a scapito del benessere collettivo. Quella che propongo di seguito, prendendo spunto dall’arte, è invece la preliminare costruzione di un framework psicologico identitario differente, tramite necessario per giungere a dinamiche relazionali che definisco anti-narcisistiche (e in quanto tali verosimilmente autentiche, prive di idealizzazioni, manipolatività etc.).

Cito innanzitutto frammenti del discorso di Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show nel 1995 (il conduttore lo apostrofò come un “bellissimo discorso”):

(….) Bataille dicevo è caduto nell’eros nell’erotismo ma l’erotismo è un’eccedenza è un dar di fuori sempre è un dimenarsi romantico o meno che sia, non capita sempre di leggere “Cime tempestose” no magari, ma dell’io che si pone davanti a un oggetto questo è l’oggetto ecco Costanzo è l’oggetto dei miei sregolati desideri in quanto io di questo medesimo di quest’io e qui siamo nell’eros se mi contraccambia “se il plagio funziona” direbbe Stendhal se si verificano le varie cristallizzazioni numero uno due e tre eccetera ma sono in realtà infinite Schopenhauer diceva invece “quanto sentite un innamorato che sta così a sospirare” non sta sospirando “quello è il sospiro della specie” è il gemito della specie è il mettere su famiglia ci sono altri morti che vogliono nascere che vogliono rinascere come l’erba che spunta; mi dà sempre un grande fastidio la primavera, questi ritorni sempre dell’eterno questo non rassegnarsi a restare inorganici, mi spiego? Quindi allora se noi ci dimeniamo io e Costanzo nell’eros non ne usciamo da questo impazzimento -scusami ti prendo a oggetto allora l’oggetto davvero in questo caso sarebbe l’oggetto del mio desiderio cioè Maurizio Costanzo- il soggetto CB in questo caso non è altro che l’oggetto squalificato ha detto benissimo un non più pensatore deo gratias questo avviene, si dà si “sdà”, si “svende” sul mercatino delle pulci dell’erotismo il porno, lo óq oKnvn, [os-skene] a da à [alfa] privativo, fuori dalla scena tutto quanto non è di scena, ecco non si pone più non pone più un soggetto davanti a un oggetto (siamo fuori dallo spettacolo, interiore ed esteriore, è lo svuotamento del palco o “lo svuotamento della stanza” n.d.r.) va bene? Ma nell’abbandono totale del contemplarsi del riguardarsi anche in atteggiamenti che si chiamano osceni appunto perché non siamo più in casa, come Teresa d’Avila come San Juan de la Cruz come Ruisbroek i grandi mistici, con la testa non siamo più in noi non siamo più oggetto soggetto e oggetto io e Maurizio Costanzo ma il soggetto diventa un tutt’uno torna a fondersi col suo oggetto non lo vuole più conoscere si misconosce si auto misconosce nella fusione col suo non più suo oggetto questo è il porno questo abbandono questo è Franz Kafka ma scriverò io forse qualcosa o anzi dirò io in un’altra ancora mia eternità qualcosa su Franz Kafka che va giustamente sottratto sacrosantamente all’eros e restituito a quello che è l’unico il vertice del porno da Adamo a voi (….)

A mio avviso ci sono almeno due cose importanti da notare: il soggetto che non è più ego(centrico) e si abbandona al contemplare l’altro (oggetto non più oggetto) è esattamente il contrario della dinamica narcisistica, che mai “si misconosce” (invece si riconosce continuamente “allo specchio” e ha bisogno continuo di riconoscimenti). L’anti-narcisismo è dunque al di là dell’oggetto e del soggetto, fino a sgambettare il linguaggio per approdare nel luogo dove si spezzano le parole e si tocca la vita (e l’intimità) reale, avrebbe forse detto Artaud.

Passiamo all’opera di Marcel Duchamp, di cui suggerisco un approfondimento, che sarebbe impossibile in questa sede, ma necessario per la comprensione della mia ipotesi. Riguardo al Grande Vetro, Duchamp scrisse che “in nessun momento nel processo la Sposa entra in relazione con la realtà maschile e il culmine dell’opera è lo svelamento, la rivelazione”. Octavio Paz nel meraviglioso saggio “L’apparenza nuda” notò che quella che talora è interpretata come un’allegoria dell’onanismo o come l’espressione di una visione pessimistica della relazione (la vera unione è impossibile – come accade al narcisista – e la non consumazione o il voyeurismo sono un’alternativa meno crudele al rimorso che consegue al possesso) punta forse invece altrove.

In “Dati”: 1) La caduta d’acqua 2) Il gas illuminante (1946-66) Duchamp suggerisce che l’unione è possibile, tuttavia unicamente se lo sguardo si trasforma in contemplazione ed esplorazione dei contenuti psichici proiettati: quello che idealmente ciascuno e in particolare un narcisista dovrebbe fare in un percorso psicoterapico. “Dati” consta di un’enorme scatola ottica, simile a quelle in uso nel XVII secolo, che permette di osservare attraverso due fori praticati su una delle sue pareti la raffigurazione di una donna distesa nell’erba di un prato, nuda e con il volto completamente nascosto, o meglio, volutamente escluso dal campo visivo. Sullo sfondo si scorge una sorgente d’acqua immersa in un paesaggio naturale. In entrambe le opere (“l’Assemblaggio/Dati” e “la Sposa” il semplice guardare si trasforma nell’atto di vedere-attraverso; in ambedue i casi ci guardiamo guardare, il che ci pone realmente di fronte a noi stessi: è il superamento dello specchio narcisistico). Il desiderio, trasformato dall’immaginazione, è divenuto conoscenza, consapevolezza, integrazione. Oltre ad essere conoscenza, la visione erotica è creazione, trasformazione. Il nostro sguardo trasforma l’oggetto: ciò che vediamo è il simbolo, l’immagine del nostro desiderio proiettato (Jung direbbe di frammenti del nostro Animus o Anima). A questo punto comincia un processo che è precluso per definizione alla persona narcisista. Il passaggio successivo è l’integrazione della proiezione, che consente la “visione reale”, il vero disvelamento dell’altro. S’intravede anche un possibile riferimento alla fisica quantistica (l’influenza dell’osservatore): colui che contempla fa parte dello spettacolo, attraverso il suo “sguardo” l’Assemblaggio (la base per la relazione autentica) si realizza.

In conclusione auspico che queste brevi note sul parallelismo (a quanto ne so assolutamente originale) tra i concetti espressi da Carmelo Bene e l’opera di Marcel Duchamp siano stati di qualche utilità per tracciare almeno in parte quello che intendo per dinamiche anti-narcisistiche di relazione. Mi auguro inoltre che questo scritto possa essere uno spunto per ulteriori ricerche ed approfondimenti su questo argomento.

E-mail per la corrispondenza: drmassimolanzaro@gmail.com

Bibliografia essenziale

  1. Jauk, E., & Kaufman, S. B. (2020). “Narcissism as a continuum: How healthy narcissism contributes to resilience.” Personality and Individual Differences, 158, 109842.
  2. Zeigler-Hill, V., & Vonk, J. (2023). “Understanding Narcissism: The Importance of Balance.” Journal of Personality, 91 (2), 224-242.
  3. Fromm, E. (1976). To Have or To Be? New York: Harper & Row.
  4. Kohut, H. (1971). The Analysis of the Self: A Systematic Approach to the Psychotherapy of Narcissistic Personality Disorders. New York: International Universities Press.
  5. Semi, G. (1992). Filosofia e Narcisismo: Il riflesso dell’Io nella psiche moderna. Milano: Mondadori.
  6. Duchamp, M. (1966). “Oeuvres Complètes.” Paris: Éditions du Griffon.
  7. Paz, O. (1970). L’apparence nuda. Barcelona: Seix Barral.
  8. Lanzaro M. Reflections on Duchamp, Quantum Physics, and Mysterium Coniunctionis, October 2013, The Jung Page